Per gli sportivi
Scritto da: LAMMINISTRATORE, il 5 Aprile 2008Salve a tutti/e,
per coloro che amano lo sport, voglio aggiungere questa curiosità che Google ci mette a disposizione: Il viaggio della torcia Olimpica.
Un saluto a tutti/e.
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Salve a tutti/e,
per coloro che amano lo sport, voglio aggiungere questa curiosità che Google ci mette a disposizione: Il viaggio della torcia Olimpica.
Un saluto a tutti/e.
Circa due anni fa, ho iniziato questo sito con una idea chiara che come sempre accade in questi casi, si è andata modificando ed adattando alle visite ed agli utenti. L’idea era quella di creare con l’aiuto di altri beNETutttesi una raccolta di immagini, suoni, storie, curiosità, ecc. legate al nostro paese e di renderla disponibile a coloro che per vari motivi vivono lontani e ne sentono la nostalgia. Ovviamente ne possono trarre beneficio anche coloro che sentono il bisogno di conoscere il nostro piccolo angolino sul pianeta e che magari volessero includerlo come posto da visitare nei loro viaggi.
Purtroppo il tempo tiranno non è sempre stato dalla mia parte né da quella di tutti coloro che anche anonimamente e senza far rumore, ogni tanto mettono le mani sul disegno dello stesso e sulle varie funzioni. Dal momento che queste persone mi hanno chiesto di rispettare la loro privacy, non farò nomi ma non posso però evitare di ringraziarle pubblicamente per la sempre cortese attenzione, la generosità e l’altruismo che hanno finora dimostrato.
Detto questo, passiamo ad elogiare con sentita sincerità il nuovo arrivato al sito e le sue contribuzioni. Già tempo fa quest’amabilissimo compaesano mi aveva piacevolmente sorpreso regalandoci alcune di quelle foto finora destinate a pochi sguardi. Foto che racchiudono storie ormai dimenticate e che evocano tempi dei quali molti di noi non abbiamo nemmeno sentito parlare ma che alla fine dei conti fanno parte della storia del nostro paese, dei suoi abitanti e quindi di ciascuno di noi.
Quando ricevo foto come quelle che presento qui sotto, mi piacerebbe saper scrivere un po’ meglio, non per essere un poeta o un romanziere famoso ma semplicemente per riuscire a descrivere e trasmettere decentemente la gratitudine che sento verso coloro che come C.S. partecipano così attivamente con tanto di foto ed articoli.
Ovviamente per vedere le foto nelle dimensioni originali dovrete farci click sopra. Se andate a vederle direttamente nell’album di Benetutti.Net, potrete anche leggere una breve descrizione di ciascuna. La seconda è particolarmente interessante.
Un caro saluto a tutti/e,
LAMMINISTRATORE
P.S.: Quasi dimenticavo di chiedervi per favore e sempre che sapiate come farlo, se le foto che inserite nell’album possono essere di misure non troppo grandi, altrimenti 1) ci mettete un sacco di tempo per inserirle e… 2) occupano troppo spazio nel sito.
Frammenti di tempi, persone e cose che non si trovano più e mai più saranno.
…………………Omissis………
Ed è con questo spirito che queste pagine vanno lette e guardate, superandone taluni aspetti difficilmente condivisibili, frutto verosimilmente di informazioni verificate non benissimo e con commenti forse frutto di una mentalità che in certo tempo esisteva, ma oggi non più.
Superati quindi gli aspetti emozionali della stesura, risulta evidente il senso del nucleo familiare che la Zia ha, la coscienza di questa grande famiglia della quale un po’ tutti andiamo orgogliosi, chi più, chi meno, anche se si sta fisiologicamente diluendo con lo scorrere dei decenni e con il passare da una generazione all’altra.
Per noi sardi è importante avere la conoscenza di queste radici arcaiche, di quel mondo da cui è nato il senso della sardità, termine non noto ai “continentali” nel suo contenuto, ben noto però a tutti i sardi, che vuol dire senso della famiglia, un po’ di valentia, amore per questa isola, orgoglio di essere, coraggio. Quel coraggio che ha portato i Cirillo, Decimino, Paolo, Mario, Santuccio…..della famiglia, ma anche gli Efisio, Giovanni, Salvatore, Giuseppe…. dell’Isola a battersi sui campi di battaglia con una fermezza di carattere – ben nota ovunque - che si è plasmata anche nei ruvidi tempi che Zia Lalla ha cercato di descrivere, ingentilendoli con la sua partecipazione infantile. E le medaglie d’oro attribuite – non elargite – alla Brigata Sassari – che ha scritto in rosso sangue pagine di grande gloria, ne sono la riprova. Una fermezza non dissimile da quella che dovevano possedere le nostre donne di Sardegna, che erano costrette a governare la casa e l’ambito familiare, giacché i loro uomini, dediti ad una pastorizia dura e terribilmente laboriosa, avevano ben poco tempo residuo.
Dunque una famiglia le cui antichissime origini andrebbero ricercate nei libroni della parrocchia; e chissà che un giorno don Satta, prima che la Grande Scopa termini i suoi lavori, non mi aiuti ad identificare i miei ascendenti e, lavorando lavorando, i miei compaesani.
…………………….Omissis……………………………………………………..
Enrico Spano Mulas
Giovanna* mi ha detto: “Zia,** mi devi fare un regalo, devi scrivermi quanto sai sulla famiglia Mulas, la nostra famiglia. Mio padre non ne parlava mai, non so perché ed io vorrei tanto sapere chi erano gli zii, i nonni, bisnonni, tutti insomma”.
Mah! io non so scrivere, potrei parlare per delle ore! ma chissà quante chiacchiere inutili, come è mia abitudine e poi, la vecchiaia … sono rimasti solo i ricordi più profondi, più intimi che mi avevano colpito per qualche ragione ora dimenticata.
Intanto per cominciare, il capostipite (boh!) di cui si parlava con tanto rispetto e venerazione, era un certo Grissanto (o Grixanto) che con la sua intelligenza e laboriosità aveva creato un piccolo impero . . - belle “Tanche”, (campagne coltivate a grano e pascoli), una grande casa, combinato ottimi matrimoni per lui e per i suoi discendenti. Non so esattamente in che epoca abbia fatto tutto questo, ma essendo il nonno (o forse il bisnonno) di mio padre, doveva trattarsi della fine del ‘700, primi ‘800.
Si racconta che un principe della famiglia Savoia, il cui fratello era diventato Re di Piemonte e Sardegna (scambiata con la Sicilia), avesse fatta un giro per tutta la nostra isola e, arrivato a Benetutti, fosse stata ospitato dal bisnonno Grissanto con molta larghezza, all’uso sardo di allora e forse ancora di adesso. Prima di ripartire il principe gli aveva proposto il titolo di Barone come ringraziamento, titolo che lui altezzosamente aveva rifiutato con queste parole: “Sono nato pastore e morrò pastore!”. Frase di cui mio padre era estremamente fiero. Ed anche io per la verità!
Eccomi ai ricordi tutti miei: il mio dolcissimo nonno Paolo, che aveva sposata una N.D. Scangia Angioj, che aveva portato con sé, nella casa tutta rifatta a nuovo, la sorella Antonia Angioj. Zia Antonia ne è diventata padrona e tiranna assoluta, tanto più che la nonna (che è morta prima che io nascessi) era sempre incinta ed ha scodellato ben 10 figli, tutti sani e robusti e più o meno belli. Io direi tutti belli, perché per me straordinari, gentili e coraggiosi. Il più bello era il mio babbo, poi zio Cirillo e poi zio Decimino…. 6 maschi e 4 femmine. Delle femmine, solo una, zia Antoniangela, era carina, le altre proprio sarde, piccole e nere. Il primo figlio, zio Barore (Salvatore) fu destinato dal nonno a fare il medico, il secondo Giovanni, mio padre, l’avvocato, il terzo Grissanto a governare la proprietà, campagne e bestiame e con lui zio Cirillo e zio Giustino. L’ultimo, Decimino, fu avvocato.
Dunque la nostra famiglia Mulas è originaria di Benetutti, provincia di Sassari, ed in pieno Goceano.
Da un lato circondata dalla catena del Marghine e dall’altra da La Serra, un monte che la separa da Nuoro. Forse perciò si chiama Benetutti, diceva babbo, nome che viene dal latino Bene tutus.
Ha un dialetto dolcissimo senza cadenze e con puri richiami latini. In una delle nostre campagne ci doveva essere stato un villaggio romano o un accampamento di soldati poiché vi si trovavano monetine romane la cui data, io, ancora troppo giovane, non ero riuscita a stabilire.
Nel mezzo (forse) del Villaggio vi era una gran pietra incisa su cui si leggeva: “hic manebimus optime”.
Poco lontano dal paese vi era una zona di bagni sulfurei con vasche primitive in pietra grezza con un buco piccolo in fondo da cui scaturiva l’acqua bollente. Ogni vasca aveva una sua caratteristica medica: per i reumatismi, per il mal di denti, per la scabbia, ecc. ecc. Esisteva pure una pietra su cui era inciso l’elenco delle malattie scritte in latino. E’ scomparsa….. come? chi l’avrà presa? Ora i nostri bagni termali sono tenuti bene e curati, c’e un modesto alberghetto, comodo e accogliente. Fino a qualche anno fa bisognava andarvi a cavallo e tornare in giornata per non rischiare di passare una notte agitata su dei materassi a terra e zanzare a migliaia! Ma che divertimento e che mangiate di anguria, meloni e fichi d’india di una bontà straordinaria. C’era, ricordo, un capanno di frasche dove mangiavano abitualmente i pastori e si riposavano all’ombra. Lì facevamo i nostri pranzi e merende con “Joddu” (Yogurth) squisito, pane caresadu (biscottato) e frutta.
Canti, balli, allegria e ritorno a cavallo sfiniti di stanchezza, ma con una riserva di energie che ci dava quest’ acqua (come mai non l’hanno ancora dichiarata miracolosa? …). L’indomani eravamo tutti arzilli e battaglieri. C’era pure a “Sos Anzos” (i bagni) una chiesetta dedicata a San Saturnino e … misteriosa, almeno così la vedeva la mia fantasia, che ora si va lentamente addormentando mentre allora era vivace e piena di pensieri strani e ricordi di cose non vissute se non in sogno o … in un’altra vita.
Uno strano amore e una ancora più strana paura dell’acqua. Di vene sorgive ce ne erano tante! una passava nella nostra vigna e si vedeva zampillare fra i sassi azzurrina e limpida, con un dolce mormorio. Che incanto!
…………………………………….Omissis……………………………
Un altro strano ricordo: Benetutti è circondata da rocce e roccioni di granito e noi bambini sceglievamo per i nostri giochi le rocce più belle, i punti più solitari e misteriosi. Ed ecco che un giorno io capito su una roccia stranissima: ci si arrampicava un poco e poi si arrivava ad uno spiazzo, come una saletta e intorno ancora la roccia la circondava e saliva con piccoli e grandi incavature che davano l’impressione di ripostigli o armadietti. Belli, bellissimi, il cuore cominciò a battermi forte forte e qualcosa diceva in me: “Ecco la mia casa, l’ho ritrovata finalmente!”. Ma poi dimenticai tutto nella passione del gioco, tutte le cuginette avevano trovato un angolo particolare per farci la loro casetta e giocare alle “signore”. Ma la mia era la più bella!
Ed ora ritorniamo agli zii. Il maggiore: zio Barore (Salvatore) presa la sua laurea in medicina, cominciò a esercitare a Benetutti. Poi fu costretto, per motivi suoi, a lasciare il paese e rifugiarsi a Teulada, sull’estremo lembo sud della Sardegna e lì si fermò tutta la vita. Noi andavamo spesso a passare le vacanze a Teulada, si facevano i bagni in un posto fantastico con rocce di marmo rosa e ci si rimpinzava di frutta squisita e soprattutto di arance dolcissime.
Infatti, oltre alla medicina, zio Barore, assieme al figlio Tito (sempre diminutivo di Grissanto), cominciò a interessarsi delle campagne della moglie e poi comprò ettari ed ettari di terra per conto suo, piantò degli aranceti stupendi e tutto era tenuto alla perfezione.
Si andava in campagna in calessino con un cavallino assai arzillo, un vero divertimento!
La seconda figlia era Michela che, morta la zia Antonia e poi la Nonna, diventò la padrona di casa e governò con pugno di ferro fratelli, sorelle, nipoti e servitù. Era piccola e bruna di capelli e pelle, aveva una tale autorità che tutti le ubbidivano.
In Sardegna è sempre esistito il matriarcato e lei era una vera matriarca, tutti le ubbidivano e ne avevano soggezione e paura. Quando eravamo tutti riuniti a Benetutti per le vacanze, la zia decideva una riunione di tutti i fratelli e sorelle per sistemare gli affari, per decidere questo e quello. Solo fratelli e sorelle — cognati, cognate, nipoti erano esclusi. Mia madre e mia zia Luisa specialmente, ne erano indignate, ma erano inutili le loro proteste: escluse!
Noi ragazzi dicevamo (sottovoce) : “Ecco, Mussolini ha riunito il Gran Consiglio!”
* Giovanna Mulas, figlia di Santuccio, ufficiale di artiglieria, Comandante della Scuola A.B.C. (atomica, batteriologica, chimica), deceduto a Roma con il grado di Generale di Corpo d’Armata.
** Laura Mulas, sorella minore di Santuccio, figlia di Giovanni (Nanni) Mulas, Avvocato, deceduto a Cagliari.
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